© 2024 Basaglia Rota Nodari
DESIGN BY BASAGLIA ROTA NODARI
Quando progettiamo un oggetto, inevitabilmente immaginiamo anche il mondo che gli sta intorno. Un luogo, un’atmosfera, un modo di abitarlo.
Costruiamo mentalmente una scena nella quale quel prodotto sembra trovare la sua collocazione naturale.
Poi, però, accade qualcosa di molto più interessante: l’oggetto esce dallo studio, incontra altre persone e comincia una vita che non avevamo previsto.
È successo con la collezione di arredi outdoor che abbiamo progettato per Spazio Milani.
Durante il progetto l’avevamo immaginata immersa nella quiete di una villa sul lago di Como: terrazze affacciate sull’acqua, vegetazione, architettura e paesaggio.
Qualche tempo dopo, quegli stessi arredi sono diventati protagonisti di uno scenario completamente diverso: Piazza San Babila, in occasione dell’evento organizzato da Barilla per il Gran Premio di Monza.
Dalla tranquillità di una villa sul lago all’energia di uno dei luoghi più urbani della città. Non avremmo potuto immaginarlo. Ed è proprio questo il bello.
Una storia simile riguarda un altro nostro progetto: il tavolo da ping pong disegnato per Fas Pendezza.
Lo avevamo immaginato come un oggetto capace di introdurre un momento di pausa, relazione e gioco negli spazi di lavoro.
Poi lo ha scelto una coppia di galleristi per la propria casa atelier. E proprio lì, in un contesto domestico lontano da quello per cui era stato inizialmente pensato, il tavolo è diventato protagonista della copertina di Marie Claire Maison.
Qui il tavolo ha trovato una dimensione completamente nuova: inserito in un’architettura storica, si confronta con gli spazi esistenti e con le opere d’arte esposte, entrando a far parte di un ambiente colto, personale e in continua evoluzione.
Sono episodi che ci ricordano una cosa che spesso dimentichiamo mentre progettiamo: gli oggetti hanno una vita segreta.
Possiamo definirne le proporzioni, i materiali, i dettagli e immaginare il contesto in cui vivranno. Ma, una volta lasciato il nostro studio, appartengono anche allo sguardo degli altri.
Interior designer, architetti e persone che li scelgono sono capaci di interpretarli in modi che non avevamo previsto, costruendo nuove relazioni tra oggetti, spazi e persone.
Ed è forse una delle parti più sorprendenti del nostro lavoro.
Scoprire che un progetto può adattarsi, trasformarsi e trovare significati diversi da quelli da cui era nato.
Perché progettare un oggetto significa immaginare una possibile storia.